Ares: Il Dio dell'Urlo e della Strage. Tratto da: Dalla nascita degli Dei ai Sette Re di Roma di D.Fontana
Ares, figlio legittimo di Zeus e di Era, è la divinità che nell'Olimpo rappresenta l'aspetto più brutale, caotico e sanguinario della guerra. Mentre Atena è la strategia che conduce alla vittoria con il minimo spargimento di sangue, Ares è l'estasi del combattimento, il piacere fisico dello scontro e l'ebbrezza che deriva dal massacro. Egli è il "distruttore di città", l'uomo-carnefice che calpesta i campi di battaglia con i suoi schinieri di bronzo sfolgorante. Perfino suo padre Zeus, nell'Iliade, giunge a dichiarare di odiarlo più di ogni altro dio, definendolo un essere dal cuore instabile e violento, più simile ai Giganti che alla nobiltà degli immortali.
Quando Ares scende in campo, non lo fa da solo. Egli è preceduto e accompagnato da un seguito che incarna i terrori più profondi del conflitto: sua sorella Eris (la Discordia), che gode nel vedere gli uomini uccidersi tra loro; Enio, la dea delle stragi che distrugge le mura; e i suoi figli, Deimos (il Terrore) e Phobos (la Paura), che guidano il suo carro trainato da quattro destrieri immortali che spirano fuoco dalle narici: Aithon (l'Infocato), Phlogios (la Fiamma), Konabos (il Fragore) e Phobos (lo Spavento). Il passaggio di Ares è segnato da un urlo che sovrasta il grido di diecimila uomini, un suono che gela il sangue nelle vene e che spinge i combattenti in un vortice di follia distruttrice dove non esiste più né legge né pietà.

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