Morfeo
Morfeo (dal greco morphe,
"forma") è il primogenito e il più potente tra i mille Oneiroi,
i figli che Hypnos ha generato con Pasitea o che sono emersi
direttamente dal grembo della Notte. La sua specializzazione è di una
precisione chirurgica: a differenza dei suoi fratelli, egli si dedica
esclusivamente alla mimesi degli esseri umani. Morfeo possiede la capacità di
replicare non solo le fattezze fisiche, ma anche il timbro della voce, il
portamento, l'andatura e persino le sfumature psicologiche di qualsiasi
individuo, sia esso un re glorioso o un mendicante segnato da Penia.
Egli è il "modellatore" supremo, colui che trasforma la sostanza
onirica in una presenza carnale indistinguibile dalla realtà.
L'Anatomia
del Volo Silenzioso: Ali di Piuma e Ombra
Per
muoversi tra le dimore degli uomini senza destare il sospetto delle sentinelle
o disturbare il riposo del sognatore, Morfeo è dotato di ali silenziose
che non emettono alcun fruscio nell'aria pesante di Erebo. Queste ali
sono descritte come fatte di una sostanza che assorbe la luce di Elio,
permettendogli di confondersi totalmente con l'oscurità di Nyx. Egli non vola
con la forza brutale degli uccelli rapaci, ma scivola come un'emanazione di
nebbia, posandosi accanto al letto del prescelto con la leggerezza di un petalo
di papavero. Il suo arrivo segna l'istante in cui la coscienza vigile si
arrende alla visione guidata dalla sua volontà.
La
Tecnica della Metamorfosi: La Maschera dell'Identità
Quando
Morfeo riceve un ordine da Zeus o da Iris per consegnare un messaggio, egli
procede a una minuziosa operazione di "vestizione". Non si limita a
un'illusione ottica; egli "diventa" la persona che il sognatore
conosce e di cui si fida. Se deve apparire come un vecchio mentore, egli assume
il peso degli anni di Geras; se deve apparire come una sposa amata,
infonde nel sogno la grazia di Pasitea. Questa perfezione imitativa è
ciò che rende i suoi sogni "veritieri" o "pericolosi": il
sognatore non ha strumenti per dubitare della visione, poiché Morfeo rispecchia
ogni dettaglio inciso nella memoria di Mnemosine.
Messaggero
Divino e Ingannatore: Il Doppio Volto della Visione
Il ruolo
di Morfeo è intrinsecamente liminale. Egli può agire come un sacro messaggero,
portando avvertimenti che salvano stirpi eroiche, oppure come uno strumento di Ate
(l'Errore). Sotto comando divino, egli può indurre i re a intraprendere guerre
rovinose promettendo vittorie illusorie, utilizzando il sarcasmo di Momos
nascosto dietro una parvenza di saggezza. Egli è il custode della soglia:
decide cosa mostrare e cosa tacere, filtrando la realtà attraverso le lenti del
desiderio o del terrore. In questo senso, Morfeo è il signore della verità
soggettiva, colui che dimostra quanto sia fragile la percezione umana una volta
che la luce di Urano si è spenta.
Il
Rapporto con i Fratelli: Fobetore e Fantaso
Mentre
Morfeo modella gli uomini, egli opera in un ecosistema di visioni completato
dai suoi fratelli. Fobetore (o Icelos) si occupa di assumere le forme di
bestie, serpenti e mostri, alimentando gli incubi che richiamano le Keres;
Fantaso si dedica agli oggetti inanimati, come l'acqua, le pietre e il
legno, creando il paesaggio del sogno. Morfeo coordina queste forze, agendo
come il regista di una rappresentazione teatrale notturna. Egli è il centro di
gravità del mondo onirico, colui che assicura che il sogno abbia un senso e una
coerenza umana, rendendo l'esperienza del sonno non un vuoto di coscienza, ma
un viaggio popolato di volti che parlano al cuore e alla mente.
Il
Prologo del Destino: La Separazione e la Tempesta
La vicenda
ha inizio con l'amore profondo tra Ceice, re di Trachis e figlio della
Stella del Mattino (Espero), e sua moglie Alcione, figlia di Eolo,
il signore dei venti. Quando Ceice decide di intraprendere un viaggio per mare
sotto il Cielo di Urano per consultare l'oracolo di Claros, Alcione,
mossa da un presagio di Nyx, tenta invano di trattenerlo. La tragedia si
consuma nelle acque dell'Egeo: una tempesta spaventosa, scatenata da venti
contrari, travolge la nave. Ceice, mentre i suoi polmoni si riempiono
dell'umidità salmastra delle profondità di Ceto, muore invocando il nome
della sposa, mentre la sua anima scivola verso l'Erebo.
L'Intervento
di Era e l'Ambasciata di Iride
Ignara
della morte del marito, Alcione continua a offrire preghiere e incensi nel
tempio di Era, chiedendo il ritorno sicuro di colui che è già cenere. La
regina degli dei, non potendo sopportare che un altare sacro fosse contaminato
dalle preghiere per un morto, decide di porre fine a questa penosa ignoranza.
Ella convoca Iride, la messaggera dalle ali d'oro, ordinandole di
discendere fino all'antro di Hypnos. Iride deve chiedere al dio del
Sonno di inviare un sogno ad Alcione che le riveli la verità inconfutabile del
naufragio, ponendo fine alla vana speranza che consuma l'Icore spirituale della
regina.
La
Missione di Morfeo: La Mimesi del Cadavere
Hypnos, scosso dal suo letargo dal
bagliore di Iride, assegna il compito a Morfeo, il più abile dei suoi
figli nella rappresentazione umana. Morfeo si prepara con cura minuziosa: non
assume le sembianze di Ceice così come era vivo e radioso, ma sceglie di
apparire come il Ceice naufrago. Egli modella il proprio corpo onirico
in modo che sia nudo, pallido e livido per il freddo delle correnti marine. I
capelli di Morfeo vengono trasformati in ciocche inzuppate d'acqua che colano
gocce pesanti sul volto; la sua pelle è rigata di sale e i suoi occhi sono
privi della luce di Elio, imitando perfettamente lo sguardo vitreo di
chi è stato accolto da Thanatos.
Il
Sogno di Alcione: La Verità Svelata dall'Ombra
Morfeo
vola attraverso la notte di Nyx con le sue ali silenziose e si posa ai piedi
del letto di Alcione. Egli si china sulla sognatrice, bagnando il suo viso con
l'acqua (fittizia ma percepita come reale) che sgocciola dalla sua barba. Con
la voce di Ceice, ma una voce fioca, simile a un lamento dell'abisso, Morfeo
pronuncia parole che non lasciano spazio al dubbio di Momos:
"Riconoscimi, Alcione; guarda il tuo sposo. Non cerchi più un vivo, ma
un'ombra. Le onde hanno spezzato la mia nave e il mare ha bevuto i miei
sospiri. Non pregare più per me, ma piangimi, affinché io non scenda insepolto
nelle case di Ade."
Il
Risveglio e la Trasformazione: Il Sigillo del Mito
Alcione si
sveglia con un grido, tendendo le braccia per afferrare quella visione che sta
svanendo come nebbia sotto il tocco di Eos. La precisione della mimesi
di Morfeo è stata tale da convincerla della morte certa del marito. Ella corre
sulla spiaggia dove lo aveva salutato l'ultima volta e lì, per volere delle Moire,
vede il vero corpo di Ceice trasportato dalle onde. Nel dolore estremo, Alcione
si getta in mare, ma invece di annegare, gli dei, mossi a compassione,
trasformano entrambi in uccelli (gli alcioni). Anche in questa nuova forma,
essi conservano la memoria del loro amore; durante i "giorni
dell'alcione", Eolo placa i venti affinché il mare sia calmo per la loro
cova, dimostrando che il messaggio di Morfeo non è stato solo un atto di
crudeltà, ma il passaggio necessario per la loro eterna unione al di fuori del
tempo dei mortali.

