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sabato 28 febbraio 2026

Ares: Il Dio dell'Urlo e della Strage

 




Ares: Il Dio dell'Urlo e della Strage.  Tratto da: Dalla nascita degli Dei ai Sette Re di Roma di D.Fontana

 Ares, figlio legittimo di Zeus e di Era, è la divinità che nell'Olimpo rappresenta l'aspetto più brutale, caotico e sanguinario della guerra. Mentre Atena è la strategia che conduce alla vittoria con il minimo spargimento di sangue, Ares è l'estasi del combattimento, il piacere fisico dello scontro e l'ebbrezza che deriva dal massacro. Egli è il "distruttore di città", l'uomo-carnefice che calpesta i campi di battaglia con i suoi schinieri di bronzo sfolgorante. Perfino suo padre Zeus, nell'Iliade, giunge a dichiarare di odiarlo più di ogni altro dio, definendolo un essere dal cuore instabile e violento, più simile ai Giganti che alla nobiltà degli immortali.

 

Quando Ares scende in campo, non lo fa da solo. Egli è preceduto e accompagnato da un seguito che incarna i terrori più profondi del conflitto: sua sorella Eris (la Discordia), che gode nel vedere gli uomini uccidersi tra loro; Enio, la dea delle stragi che distrugge le mura; e i suoi figli, Deimos (il Terrore) e Phobos (la Paura), che guidano il suo carro trainato da quattro destrieri immortali che spirano fuoco dalle narici: Aithon (l'Infocato), Phlogios (la Fiamma), Konabos (il Fragore) e Phobos (lo Spavento). Il passaggio di Ares è segnato da un urlo che sovrasta il grido di diecimila uomini, un suono che gela il sangue nelle vene e che spinge i combattenti in un vortice di follia distruttrice dove non esiste più né legge né pietà.


venerdì 27 febbraio 2026

Procri, Cefalo e il Tragico Errore

 


La Bellezza di Procri e il Tragico Errore

 Soffermiamoci sulla figura di Procri, la figlia di Eretteo, re di Atene, che andò in sposa al bellissimo Cefalo. La loro storia è un arazzo di amore, sospetto e trasformazioni. Procri ricevette in dono da Artemide (o, secondo altre versioni, da Minosse) un cane che non mancava mai la preda, Lelapo, e un giavellotto che colpiva sempre il bersaglio e tornava spontaneamente alla mano di chi lo lanciava. Questi oggetti magici, simboli della caccia divina, divennero però gli strumenti del loro destino avverso quando il dubbio s'insinuò nei loro cuori mortali.


 
Gelosa dei frequenti ritiri di Cefalo sui monti e sospettando un tradimento con l'Aurora, Procri lo seguì segretamente tra i boschi. Sentendo il marito invocare "Aura" (la brezza mattutina) per rinfrescarsi dopo la fatica, ella credette che si trattasse del nome di una ninfa rivale. Al suo gemito di dolore, Cefalo, credendo che tra i cespugli si nascondesse una fiera, lanciò l'infallibile giavellotto, trafiggendo a morte la sua amatissima sposa. Questo tragico errore rimane come monito eterno sulla fragilità della felicità umana quando viene messa alla prova dalla gelosia degli Dei.

 La stirpe di Eretteo, attraverso Procri e le sue sorelle Orizia e Creusa, si intrecciò con le potenze celesti in modi terribili e gloriosi. Orizia fu rapita dal vento del nord, Borea, che la portò con sé nelle terre gelide della Tracia per farne la sua sposa; da loro nacquero i Boreadi, gli eroi alati Zete e Calais. Creusa, invece, fu amata da Apollo e generò Ione, il capostipite della nazione ionica. Ogni figlia di re diventa così il seme di una nuova civiltà, portando nel proprio grembo il volere del cielo che si fa geografia e identità per i popoli della terra.

Tratto da: Dalla Nascita degli Dei ai Sette Re di Roma di D. FONTANA