Tratto da: Dalla Nascita degli Dei ai Sette Re di Roma. In esclusiva su Amazon e su Kindle Unlimited
Un'altra creatura tremenda fu generata nelle viscere della terra, un essere che non somigliava né agli uomini né agli Dei immortali. In una caverna profonda, sotto una rupe incavata, viveva la violenta Echidna, la "madre di tutti i mostri". Ella era per metà una fanciulla bellissima, dalle guance rosate e dagli occhi seducenti, ma per l'altra metà era un serpente mostruoso, immane e maculato, capace di una ferocia inaudita. Ella dimora nel grembo della terra scura, nutrendosi di carne cruda e tramando inganni nelle tenebre.
Si narra che il
terribile Tifone, il mostro più duro e tracotante che la natura avesse mai
concepito, si sia unito in un amplesso selvaggio con Echidna, la fanciulla
dalle vaghe luci. Da questa unione innaturale nacque una progenie di creature
letali. Il primogenito fu Orto, il cane feroce che faceva la guardia ai buoi di
Gerione. Ma fu il secondo figlio a scuotere il mondo sotterraneo: il nefasto e
spietato Cerbero, il mastino dell'Orco. Egli, dotato di cinquanta gole e di un
latrato che squarcia il silenzio dell'oltretomba, è un essere aspro e gagliardo
che non permette a nessuno di sfuggire al regno dei morti.
In seguito,
Echidna partorì l’iniqua Idra di Lerna, un mostro acquatico dalle molte teste
che esalava un veleno mortale. La dea Era, dal candido braccio, la nutrì con
odio profondo, sperando che potesse distruggere l'invincibile Eracle, figlio di
Zeus. Ma l'eroe tebano, guidato dalla sapienza di Pallade Atena e aiutato dal prode
Iolao, affrontò la bestia nelle paludi. Apollodoro ricorda come Eracle dovette
cauterizzare i colli recisi dell'Idra affinché le teste non ricrescessero,
trionfando infine su quella peste distruttrice.
La stirpe
mostruosa proseguì con la Chimera, una creatura che spirava una vampa di fuoco
irresistibile, rapida e orrenda a vedersi. Ella possedeva tre teste: una di
leone fiero, una di capra che sorgeva dal dorso e una di serpente drago che
fungeva da coda. Ovidio descrive la Chimera come l'incarnazione del terrore
vulcanico; tuttavia, ella trovò la morte per mano del valoroso Bellerofonte
che, cavalcando il cavallo alato Pegaso, la colpì dall'alto ponendo fine alle
sue scorrerie nelle terre della Licia.
Echidna si unì
poi in amore con il cane Orto, e da questo legame nacque il funesto Fice (la
Sfinge), una creatura esiziale che portò la rovina e il tormento nella città di
Tebe con i suoi enigmi insolubili. Insieme a lei nacque il Leone di Nemea, una
fiera dalla pelle invulnerabile che la regina Giuno scelse di nutrire e inviare
tra gli uomini come flagello. Il leone occupò i campi di Nemea, sbranando
chiunque osasse attraversare i territori di Treto e Apesanto, finché l'Erculea
forza non lo affrontò a mani nude, soffocandolo in una lotta leggendaria.





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